giovedì 30 agosto 2007

Claudia Cardinale da giovane

"In autostrada, pensava Vittorio, per chi guida tutto è davanti. Ai lati non si può guardare, non si può girare la testa e osservare, fissare, scrutare, tutto quello che scorre lungo i finestrini viene percepito con la coda dell'occhio ed è tutto uguale. Guardrail di cemento grigio, lungo, piatto e compatto come un muro. Strisce di metallo concavo segnate ogni tanto dal foruncolo rossastro di un catarinfrangente. Siepi squadrate di rami verdi, selvagge di di fiori malati. Barriere di plexiglas. Più lontane di un sedile quelle a destra, attaccate all'orecchio quelle di sinistra. Il cielo invece, la strada, il paesaggio, è tutto davanti, inquadrato dal grandangolo del parabrezza come in un televisore senza fondo, in cui la vista si infila dritta fino all'infinito. Tutto davanti. Anche quello che sta dietro, scorre in alto, stretto nel rettangolo dello specchietto retrovisore e per vederlo devi comunque guardare avanti". A questa frase di un libro di Lucarelli pensavo tornando a Roma. Accadeva in Agosto, il 19. E' stata la fine delle ferie, probabilmente le più belle e le più intensamente vissute dalla fine dell'inizio della mia personale età della ragione.

Mykonos mi ha regalato una tale quantità di emozioni che farei un torto ai ricordi già solo cercando di produrre descrizioni, inevitabilmente grossolane, di quello che è stato. Ho amato il clima, l'incantevole suggestione delle spiaggie dorate, il freddo del mare cristallino. Ho conosciuto persone splendide, e di ognuna di esse porto con me un ricordo più o meno importante. Ho vissuto, per la prima volta, una settimana di ferie con la "straordinaria" consapevolezza di "essere in ferie".

Sono tornato a Roma (una Roma tutt'altro che deserta) il 3 Agosto. Il giorno dopo la mia macchina solcava veloce l'asfalto rovente della A3 Salerno-Reggio Calabria e, benchè fossi solo e a contatto col mio ufficio mobile, non ho pensato nemmeno un istante al lavoro: ancora ferie, incredibile! Purtroppo, però, le 2 settimane a Soverato sono trascorse ancora più velocemente che quella in Grecia, lasciando umori agrodolci e immagini in bianco e nero. La Calabria, da un pò di tempo, non fa altro che regalarmi emozioni fortissime e contro-emozioni altrettanto potenti, sostanziali e violente contraddizioni di cui un pò - a volere dirla tutta - mi sono stancato.

Dal 20 sono ritornato a lavoro. Clima tropicale e città deserta. Purtroppo me la sono goduta pochissimo, perchè ho trascorso 2/3 di questi primi 10 giorni più in Sicilia che a Roma. Sono rientrato oggi ma è rimasto solo il clima tropicale. Il traffico e la vita sono praticamente all'85-90% degli standard invernali. Per fortuna ha riaperto Sisto e mi sono potuto tagliare i capelli poco prima che chiudesse (con l'abito, perchè "si te vai a cambià se fanno l'8 meno 10 e nun ja famo"). Mai come in questo periodo la mia vita si compone di piccole soddisfazioni.

" la mia è solo una
delle tredici solitudini possibili
ed è curabile
con gocce di Minias e Serenase

la mia è solo paura
delle ovvie conseguenze inevitabili
è il mio sognare
di non averti davvero mai incontrata"

Tredici, Valentina Dorme.

domenica 15 luglio 2007

Stile libero

I piedi sollevati e appoggiati sulla scrivania fino a fare male, il ventilatore a creare refigerio, lo sguardo vitreo e inespressivo concentrato sul nulla peggiore, una fame sconvolgente dettata dai rigori di un regime alimentare che non permette eccezioni (se non per lo jagermeister), lo stesso messaggio inviato e riletto un milione di volte. Questa è la fine della mia domenica di metà luglio.
Eppure la giornata è scivolata piacevole e leggera come una barchetta di carta su un fiumiciattolo di campagna. Mi sono svegliato con poche ore di sonno addosso ma con una buona dose di energia e con una vitalità di altri tempi. Ho fatto colazione e sono andato in piscina, con amici e amiche eccellenti e in un ambiente che, per tradizione, mi rende sereno (il blu dell'acqua della piscina trasmette imperturbabilità). Ho pranzato con un gelato e così ho anche evitato i sensi di colpa dei luculliani banchetti della domenica a cui le donne di casa mi hanno abituato.
Parola d'ordine: serenità.

Fare totale affidamento sulle proprie energie, e costruire universi di riferimento in base ad una propria coerente condotta, genera una specie di stravagante set cinematografico, in cui gli oggetti e i soggetti parlanti hanno una propria funzione latente, imprescindibilmente vincolata alla volontà di colui che li ha collocati e che li dirige. Si stabiliscono le regole, si stabilisce cosa è bene e cosa è male, si assegnano ruoli e responsabilità. Si gira, in sostanza, un film che non finisce mai o - meglio ancora - una pellicola vittima della sua stessa ciclicità.
Tutto ciò è perfettamente compatibile con lo stile di vita e l'identità culturale delle persone con una forte sensazione di determinazione sociologica individuale: l'errore calcolabile (o calcolato) non è da considerarsi errore in senso stretto, l' imprevisto è previsto nella scala dei potenziali imprevisti.
Nella mente quasi malata della categoria di queste persone (di cui mi onoro di far parte) sembrano non esistere spazi da colmare, ma solo piccole partiture da completare, a volte quasi a casaccio. Chi, dunque, se non la propria ottusa determinazione (in altre parole, se stessi) è responsabile di questo noioso e ripetitivo teatrino?
Ieri notte ho avuto un'intuizione.
Esistono emotività per le quali sono in grado di rinunciare a me stesso. Di superare me stesso.

"Ma io volevo dirti non mi importa, non importa. Quello che mi prendi, quello che mi lascerai, sono le parole nostre non rubarle mai. Solo le parole nostre...non rubarle mai"
Leggere parole, Perturbazione.

sabato 30 giugno 2007

Migrazioni decadenti

Non ce l'ho fatta a resistere al fascino della semplicità nella modifica delle pagine web, al risparmio dei costi nella gestione del server mysql e alla possibilità di inserire delle foto nel testo e sono passato a google, che un aiuto lo da a tutti e senza chiedere nulla.

Sono passati diversi mesi dall'ultimo aggiornamento del sito e ho pensato che fosse necessario un restyling. Mi sono messo un pò al lavoro ma la tecnica è peggiorata e il mio cervello non è più libero come una volta. La creatività, per fortuna, è sopravvissuta a questo stillicidio e in tempi rapidissimi (meno di 10 minuti, giuro) sono riuscito a mettere in piedi questa paginetta.

Gennaio-Giugno è stato black-out. Problemi con le compagnie telefoniche, lettere di avvocati, fax e incazzature ai call center. Alla fine ce l'ho fatta ma con perdite ingenti per il povero diario, che non vede aggiornamenti e puntate dalla metà di Gennaio.
Eppure di cose me ne sono capitate e il non averle scritte, in qualche modo, non mi ha mai consentito di completare quel processo di somatizzazione che sarebbe auspicabile per tutte le situazioni che hanno almeno un 30% di coinvolgimento emozionale.

Metafora del semestre: Ho spezzato un fiore e vinto il caos, ma nè dell'uno nè dell'altro conservo memoria.

Lo scorso fine settimana sono stato in Svezia, da Francesco, un mio amico ed ex collega di università che ormai vive lì da diversi anni.
Avevo voglia di vedere il suo stile di vita, l'idea che si era fatto della lontananza, la percezione che gli svedesi potevano avere di un italiano immigrato. Francesco prenderà tra poco la cittadinanza svedese, lavora a Copenhagen, parla un pò danese, un perfetto inglese e, per quel poco che mi è sembrato di intuire, un ottimo svedese, guadagna il doppio di me, è riuscito a comprarsi un appartamento grazioso, gira con i mezzi pubblici, frequenta locali con ragazze bellissime (qualcuna è anche sua amica) e non ha nessuna intenzione di ritornare in Italia. Io non ci potrei mai vivere in Svezia, perchè fa freddo tutto l'anno e perchè il giorno e la notte hanno una ciclicità di luce completamente sballata (faceva buio alle 23 e giorno alle 3 e mezza) ma la sua esperienza ha lanciato il mio spirito di giovane in cerca di folgoranti carriere verso prospettive affascinanti e mai pienamente valutate.
Mi sono dato ostacoli e termini, chi vivrà vedrà.

Ho capito che la vita, come si dice della storia, è fatta di corsi e ricorsi e che a volte è sufficiente aspettare perchè certe cose accadano. E' chiaro che non si tratta di "predeterminazione", perchè il tempo offre una sorta di libero arbitrio, ma è come se tutto fosse vincolato nel turbinio della ciclicità degli eventi. Non posso influenzare il meccanismo del movimento circolare, perchè ne faccio parte e lo subisco, ma, contemporaneamente, posso decidere cosa affrontare e cosa trascurare, posso attribuire priorità e stabilire fabbisogni: ho il controllo del flusso della forza.

"...la tristezza non prevale su me, col canto la tengo lontana. Le giornate si allungano, sto aspettando l'estate. Anche se non ci sei tu sei sempre con me, per antiche abitudini, perchè ti rivedrò dovunque tu sia."

Aspettando l'estate, F. Battiato